Alecani's Blog

Diario di un fotografo

Donne, è arrivato l’arrotino

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Vorrei parlare di donne con cognizione di causa, ma trovandomi in difficoltà già nel conoscere me stesso, professo socraticamente la mia ignoranza e passo ad analizzare un particolare aspetto del tema: la rappresentazione iconografica sul web dell’otto marzo, giornata internazionale della Donna. Trattasi di una ricerca molto superficiale, ma in fondo le immagini altro non sono che superfici contenenti dei messaggi con pretese di leggibilità immediata, fatti di codici non dichiarati ma non per questo non conosciuti dagli addetti ai lavori.

            Le immagini che rappresentano la festa della donna nel web sono tinte di giallo. È un fenomeno tutto italiano, perché nel lontano 1946 tre donne, attiviste dell’Unione Donne d’Italia, vollero recuperare la festa interrotta a causa della guerra. Serviva un simbolo, scelsero un fiore, e in quei primi giorni di marzo fiorivano le mimose. Se la festa fosse caduta nel mese di ottobre, forse oggi si regalerebbero castagne e foglie secche.

Nelle immagini provenienti dai siti del resto del mondo i colori predominanti sono il rosa e il rosso, con composizioni floreali che riproducono cuori e il numero otto, lo stesso linguaggio visivo utilizzato per San Valentino. E siccome non c’è rosa senza spine, troviamo, tra i risultati indicizzati da Google immagini, anche mazzi di carciofi.

            Nei social network dedicati agli appassionati di fotografia le immagini sono più ricche di simbologie. Alle composizioni floreali sono spesso associati i volti delle donne, abbondano paesaggi idilliaci e scene romantiche. Non mancano le foto ricordo delle feste passate; la differenza tra le pagine italiane e il resto del mondo salta subito all’occhio: mentre orde di donne brindano in birreria come rispettabili camionisti e si scatenano sulle italiche piste da ballo fotografandosi a vicenda come se non ci fosse un domani, controllate a vista da orde di maschi single in uscita stile ‘caccia grossa’, il resto del mondo posta foto di partite di hockey su ghiaccio femminile, parchi pubblici dove operatrici sanitarie offrono consulti e visite mediche gratuite, banchetti di strada da cui le attiviste di associazioni varie offrono mazzetti di fiori e coccarde. In entrambe le modalità di ricerca geografica, in fondo alla pagina dei risultati spuntano foto di camerieri che servono ai tavoli a torso nudo, mettendo in mostra bicipiti e sorrisi a sessantaquattro denti. Il fenomeno è trasversale, ma il made in Italy è più godereccio, italian women do it better.

            La piazza virtuale di Facebook abbonda di pagine-evento reclamizzanti serate a tema in locali e discoteche. Spuntano qua e là busti di ragazzi palestrati e il volto di un noto pornodivo che, con sguardo ammiccante, invita alla trasgressione, come se la libertà di trasgredire fosse concessa al gentil sesso solo per una notte l’anno. Più che la festa della donna, sembra il trionfo di Rocco, patate con carciofi.

Nessuna traccia di volti di donne e altri elementi ricollegabili al senso della commemorazione, cioè la rivendicazione dell’emancipazione femminile e la conquista della parità di diritti tra i generi. Per ottenere immagini di questo tipo siamo costretti a forzare la ricerca aggiungendo parole-chiave mirate come storia, femminismo, diritti. Ecco apparire in foto d’archivio i volti fieri di donne consapevoli di lottare per la propria emancipazione, manifestazioni di protesta, pugni alzati, striscioni, Suffragettes battagliere contrastate a fatica da poliziotti americani sovrappeso, donne che lavorano in fabbrica. Il bianco e nero domina, spezzato da macchie di rosso delle locandine d’epoca. Il rosso rivoluzione, in questo senso, è trasversale.

Ci sono abbastanza elementi per fare alcune considerazioni. Il messaggio principale dell’iconografia relativa all’otto marzo è un messaggio di evento-festa, il significato originale passa in secondo piano. Naturalmente le pagine web riportate dalla ricerca non contengono solo immagini, spesso i testi cui queste fanno da corredo spiegano le ragioni di questa commemorazione. Alla personificazione diretta attraverso i volti delle donne si preferiscono le simbologie e gli stereotipi del “femminile”, la mimosa e altri fiori, cuori e il colore rosa. Si registra un maggior interesse verso l’aspetto ludico rispetto al messaggio politico-sociale, romanticismo e trasgressione sono rappresentati in minor misura; quest’ultima prevale nelle pagine web italiane.

Abbiamo assistito, a cominciare dal boom economico negli anni sessanta, all’evoluzione dell’immagine della donna nei media, di pari passo con l’emancipazione delle donne nella società italiana e occidentale in generale. Solo recentemente, anche grazie a campagne di sensibilizzazione e atti della Comunità Europea in materia di pari opportunità, anche l’utilizzo commerciale di queste immagini è migliorato sensibilmente, superando gli stereotipi dei classici ruoli femminili o peggio la trattazione del corpo femminile come oggetto, se non porta-oggetto, dalla donna dado-star alla donna cubo-disco. Per l’otto marzo non ci sono donne, ci sono tanti fiori e c’è l’uomo-cubo condito con olio, surrogato della porno-star per un brodo di significati che, ahimè, ancora si fatica a comprendere, alimentando stereotipi sessisti e agendo sulle leve del sesso, in maniera più o meno esplicita. 

Ha ancora senso una festa del genere? Ha senso commemorarla in questi termini goderecci? È possibile che le stesse donne si autocelebrino cercando la parità di genere nei comportamenti più animaleschi? E ancora, è possibile che le relazioni tra uomo e donna si debbano risolvere in un rapporto tra preda e predatore?  È questo il messaggio che tutti noi (uomini e donne) vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? È accettabile rispondere a queste domande con un’alzata di spalle, tanto così è la vita? Vorrei poter affermare che queste mie siano domande retoriche, ma per farlo temo manchino due elementi: il buonsenso e la volontà di costruire una società migliore. Il re è nudo, e anche la regina indossa solo due gocce di Chanel n. 5.

Donne, l’otto marzo arriva l’arrotino, palestrato e luccicante. Preparate forbici e coltelli, serviranno per tagliare definitivamente il vestito che una società di tradizioni maschiliste vi ha cucito addosso e che molte di voi, ancora, hanno paura di dismettere.

 

                                                                                              ©Alessandro Cani 2014

 

 

             

Written by alecani

2014/03/09 at 04:44

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Cagliari

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Un grande quadro, un olio su tela, tre metri per due, domina l’aula consiliare del Comune di Dorgali. È un dipinto dell’artista dorgalese Pietro Mele (1914-1989), rappresentante una scena marinaresca in cui una donna, in piedi su di un molo, tiene in braccio il figlio, accanto a lei una bambina. In loro presenza due pescatori scaricano il pescato sulla banchina, due ceste di pesci e ricci di mare. Forse la donna è lì per comprare, forse è la moglie di uno dei due pescatori.

Sullo sfondo, una cittadina, è Cagliari. Si possono riconoscere, da sinistra verso destra, i due campanili di Sant’Anna, la facciata della chiesa di San Francesco da Paola, il campanile di Sant’Eulalia, la torre di San Pancrazio, gli edifici dell’Università, Palazzo Boyl, la cupola della Cattedrale. L’opera è firmata e datata 1948, sebbene il bozzetto sia precedente al 1943; lo dimostra il fatto che l’artista ha riprodotto anche gli edifici della dogana nel molo Rinascita, distrutti durante i bombardamenti alleati di quell’anno. Possiamo senza timore di smentita collocare la scena nel molo Ichnusa. Cagliari è ritratta senza ferite, la luce è quella del tardo pomeriggio, di un mese caldo (tra giugno e settembre), periodo dell’anno in cui i raggi del sole bagnano la pietra e i muri facendoli vibrare nei toni caldi, dorati e rosati. È questa la tonalità dominante, resa ancor più viva dall’accorto utilizzo dei complementari, verde e azzurro, nel mare e nelle parti in ombra.

Sul piano plastico l’intera composizione si regge su una solida struttura, data dal senso orizzontale del dipinto e da due strutture geometriche: una piramidale, costituita dai bambini, il pescatore a destra e la donna, e un cerchio in alcuni tratti quasi perfetto, che i principi della Gestalt ci portano a completare anche nella parte più alta. Lo si può individuare seguendo, da sinistra a destra, la curva che parte dal mento del pescatore, scende lungo il braccio che poggia sulla coscia, riprende nel bordo della cesta di ricci, risale nel braccio dell’altro pescatore. Al centro di questo cerchio c’è un’imbarcazione. Possiamo già individuare sul piano semi-simbolico una sorta di ‘coppa’ che regge la città, formata alla base dai suoi lavoratori e le materie prime fonti di sostentamento, e contenente il futuro, i bambini. Sul piano simbolico questo concetto è sottolineato dalla palla, simbolo del mondo, tenuta in mano dalla bambina. Il bambino in braccio alla madre guarda dritto l’osservatore. La sua è una richiesta di impegno per questo futuro. L’imbarcazione inquadrata nel cerchio è, a mio modo di vedere, un simbolo di apertura verso il mare, la via contro l’isolamento, elemento imprescindibile per lo sviluppo.

Quest’opera racchiude in sé la cagliaritanità più vera, un atto d’amore del pittore dorgalese verso la città. Ci sono le persone, il mare, il lavoro, la luce, le pietre, gli edifici, la storia, i sapori, gli odori che fanno di Cagliari una città spettacolarmente bella.

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2014/02/03 at 12:36

Notizie dal Canada e altro

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Alecani, Esther, Ricardo e PierFranco

Alecani, Esther, Ricardo e PierFranco

 

These days run away like horses over the hill“, diceva una gran bella canzone degli U2, e ben rappresenta ciò che sto vivendo in questo periodo. I giorni corrono perché a stento riescono a contenere gli eventi, gli incontri, i viaggi, le conoscenze, tutti momenti da ricordare. Tra le altre cose mi ha scritto un’amica che da qualche tempo è emigrata in Canada. Mi ha proposto di utilizzare le mie foto per una “piccola esposizione qui a Montreal”, attraverso l’associazione ‘Sardi del Quebec’. Ho preparato una larga selezione di cartoline, cercando di metterci un po’ di tutto: natura, storia, persone, lavoro, tradizioni, stando attenti a coprire un po’ tutte le zone dell’Isola; naturalmente mostre del genere risultano alla fine troppo dispersive, ma non è questo il punto. Mi è stato chiesto un breve testo di presentazione che contenesse, oltre alle solite note biografiche, anche due parole “sulla tua passione per la fotografia, sulla tua poetica”.

Io mi sono fatto una mia idea sulla fotografia. Naturalmente è impossibile sintetizzarla in poche righe, anche perché la mia visione cambia e si evolve continuamente. Ma alcuni punti fermi li ho individuati, e voglio condividerli con voi.

“Sono un ricercatore visuale, amo raccontare storie attraverso le immagini, e per perseguire il mio scopo utilizzo lo stile reportagistico, che include quasi tutti i generi fotografici: panorami, ritratti, particolari. Mi piacciono le sfide, fotografo tutto ciò che a mio giudizio merita di essere mostrato. E cerco di rendergli giustizia, nel bene e nel male. E per fare ciò intendo la fotografia come un progetto che scaturisce da un bisogno di comunicare, passa per la documentazione e si conclude con la pubblicazione e il feedback da parte di chi vedrà le mie foto.
La virtù più grande per un fotografo è la stessa per qualsiasi altra attività umana: conoscere. Ed essere sinceri, sempre, poiché la fotografia non mostra mai la realtà oggettiva ma l’idea (e quindi il punto di vista) del fotografo.
La fotografia è una questione di relazioni: tra il fotografo e il soggetto fotografato, tra i soggetti e gli oggetti nella composizione, tra la foto stampata e chi la guarda. E le relazioni sono alla base della comunicazione, dell’espressione, e della socialità. Per questo il momento dello scatto è quello che richiede un’attenzione particolare: bisogna presentarsi come persona e sparire come fotografo; solo in questo modo credo che sia possibile cogliere la spontaneità e l’essenza di una persona o di un luogo o di un momento”

Tra cinquant’anni avrò le foto di questi momenti, e le avranno anche le persone che ho incontrato in tutto questo turbinio di esperienze. La sincerità di un fotografo serve anche a questo: non mentire a se stessi.

Written by alecani

2013/10/12 at 18:09

Biblioteche e società.

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Immagine

Cosa sono le biblioteche? Archivi, banche di cultura, contenitori di conoscenze. In realtà sono, o meglio potrebbero essere, anche altre cose. Su questo e altri temi Michela Murgia, scrittrice, co-fondatrice di Lìberos, la rete della filiera del libro e promotrice dell’evento, si è confrontata con Antonella Agnoli, consulente bibliotecaria di altissimo livello, Sandro Ghiani, responsabile dei servizi culturali presso il Comune di Isili, Dolores Melis, direttrice della Mediateca. L’incontro si è aperto con la desolante descrizione dello stato in cui versano le biblioteche pubbliche: personale non stabilizzato, fondi inesistenti. In questo scenario disastrato si chiede alle biblioteche di essere, oltre che dei contenitori, anche dei centri di aggregazione sociale. Antonella Agnoli, la massima esperta in Italia in fatto di biblioteche, ha portato alcuni esempi di piccole isole felici in cui in biblioteca si organizzano eventi, si forniscono servizi di pubblica utilità e soprattutto convivono attività commerciali di vario genere. Proprio la Mediateca, fiore all’occhiello della città, rende bene l’idea di un connubio di tal genere. Nn meno importanti sono stati alcuni interventi del pubblico presente, come per esempio la testimonianza di Antioco Floris, docente universitario, che ha parlato di come gli studenti utilizzino le biblioteche di facoltà come sale studio, e immancabilmente gli spazi attigui si trasformano in luoghi d’incontro. Tutte queste funzioni aggiunte sono raramente supportate nel sistema bibliotecario pubblico, per i motivi testé citati. Temo, per esperienza personale, che le amministrazioni pubbliche, stante la grave situazione di crisi, tendano ad affidare ai privati e al mondo dell’associazionismo il compito di far crescere le biblioteche (ma tutta la cultura in genere che non riguardi prettamente la scuola dell’obbligo o il mondo dell’università) come centri di aggregazione e motori di relazione tra individui. Nel caso dei privati il problema è a mio modo di vedere l’incapacità imprenditoriale dei molti che antepongono il guadagno immediato a una programmazione e strategie di medio e lungo periodo. Non si fidelizza il rapporto triangolare tra questi luogo-istituzione e clienti-fruitori e ben presto i costi di gestione portano questi sprovveduti a desistere. Nel caso dell’associazionismo invece, i problemi sono riconducibili alla settorialità di questo mondo, che può garantire sì alcune figure ad hoc utili alla crescita delle attività di interrelazione, ma non può certo farsi carico di una programmazione pluriennale, che richiede delle figure professionali e non dei volontari, per quanto armati di buona volontà e di competenze. Ciò non significa che queste due figure debbano essere escluse, anzi, dovrebbe essere compito delle amministrazioni coordinare e creare gli strumenti legislativi affinché questi soggetti siano invogliati a investire al meglio il proprio tempo e denaro. Si è parlato infine di come invogliare chi non legge a frequentare le biblioteche. Elasticità nei regolamenti di utilizzo dei servizi, allargamento dei servizi offerti, coinvolgimento di professionalità diverse. Gli esempi non mancano, sia in Italia che all’estero, e la stessa Mediateca è una testimonianza di come la biblioteca possa essere un motore sociale. Conosco personalmente anziani signori che passano le mattine a sfogliare le collezioni fotografiche della città; mi siedo spesso nei sedili dell’emeroteca di fianco a casalinghe con le buste della spesa, signori in giacca e cravatta, gente di ogni tipo; mi ritrovo spesso a dare appuntamento ad amici e conoscenti nei tavolini del bar ristorante all’interno della struttura. Ho assistito a presentazioni di libri, convegni, mostre. Ho provato a raccontare le architetture della struttura attraverso le mie foto, ma soprattutto attraverso i volti felici di chi sa quanto bello sia trascorrere qualche ora in un posto così. Quasi dimenticavo, io alla Mediateca ci arrivo a piedi.

Il flickrset della MEM

 

Written by alecani

2013/09/26 at 12:51

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Unforgettable days

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Meet the Brooks – SASSARI

Piacere Mister Brooks, sono Alessandro Cani, il fotografo. Una stretta di mano e il canuto scrittore americano mi porta nella cantina dell’albergo per fargli alcuni scatti. Il tempo stringe, c’è da arrivare a Nulvi, io tentenno, ma alla fine scendo con lui nella graziosa cantina dell’albergo Vittorio Emanuele di Sassari. Smonto il grandangolo, le luci sono calde e soffuse, posiziono Terry di fianco a una colonna e comincio a scattare. Gli giro intorno, nel mentre cerco di chiacchierare con lui col mio inglese arrugginito. C’è una vecchia fotografia appesa a quella colonna, il ritratto di un baffuto signore, una stampa dei primi del novecento. E’ fatta. Terry al centro sorridente, la vecchia foto a sinistra, sulla destra lo sfondo leggibile della cantina. E’ cominciata così la mia avventura con i Brooks. Terry, autore della saga di Shannara, sua moglie Judine, Elisa Martini, press agent della Mondadori nonché accompagnatrice ufficiale dei Brooks durante il loro tour italiano, e Chiara Valerio, scrittrice e editor di Nottetempo. Terry è in tour in Sardegna per presentare il suo ultimo libro, “I guardiani di Faerie – Gli oscuri segreti di Shannara”. Ciò è stato reso possibile grazie a Lìberos, la comunità di librai, scrittori e lettori sarda che, tra le tante attività, attraverso l’unione delle forze riesce a portare i libri e gli autori nei piccoli centri, al di fuori dei classici circuiti promozionali. Lìberos mi ha voluto come fotografo del primo festival letterario diffuso, Èntula, ma di questo vi ho già raccontato.

Entula - Festival letterario diffuso - Nulvi - Terry Brooks

Tales from an easter bread – NULVI

La serata a Nulvi è un successo, Chiara non concede nulla e sfodera una serie di domande sul tema della magia, della scienza e della fede che il buon Terry si fa scivolare addosso dall’alto della sua esperienza quarantennale di presentazioni in giro per il mondo. Fu proprio durante una di queste presentazioni che il giovane Terry conobbe Judine, libraia del bookshop dove era ospite. Tre figli, una casa a Seattle, una tra i boschi dell’Oregon, (lo scenario del primo Rambo cinematografico), e una tappa fissa alle Hawaii. E poi tanti viaggi. Judine gli fa anche da segretaria, a lei tocca il delicato compito di tenere la preziosa borsa di Terry mentre lui parla con i suoi lettori. Terry lavora ai suoi libri anche mentre viaggia. Due ore, prima di colazione, ogni giorno, anche duranti questi giorni nuragici. E ciò che scrive se lo porta sempre appresso. La sera, a Nulvi, si va a cena e, complici il vino e il buon cibo, il ghiaccio si rompe definitivamente. Cerco di spiegare a Terry che abbiamo tanti tipi di pane, che vengono lavorati come se fossero gioielli e che a volte li cuociono con all’interno intere uova sode complete di guscio. Terry scrive racconti ambientati in mondi fantastici, ma la sua espressione da’ ad intendere che la realtà delle tradizioni sarde superi il fantasy. A un certo punto, durante la cena, si sente battere dalla cucina. Sono i colpi della mannaia sul tagliere, arriva su porceddu. Terry – propongo – brindiamo a su porceddu. Terry, Judine e tutti i commensali hanno brindato a su porceddu.

Entula - Festival letterario diffuso - Nulvi - Terry Brooks

A beautiful morning – ALGHERO

La mattina seguente porto la comitiva sul lungomare di Alghero. Terry mi fa i complimenti per il parcheggio in retromarcia, anche se in realtà non era dei più stretti. Ci incamminiamo a piedi verso le mura della città catalana, la giornata è stupenda, soleggiata ma comunque fresca per un gradevole venticello. Tanti turisti in giro, i Brooks sembrano bambini al luna park. Hanno fame, scelgono loro stessi il ristorante, alla fine la proprietaria si avvicina per un autografo, ricevendo i complimenti dai due per l’ottimo pranzo. Sulla via del rientro Judine, che ha pasteggiato con un cocktail dal nome improponibile, veste i panni della fotografa, vuole averci nelle foto ricordo. Peccato sia già ora di tornare al Vittorio Emanuele, recuperare i bagagli, scendere a Macomer per un cambio auto e arrivare a Nuoro, base per l’incontro della sera a Galtellì.

Entula - Festival letterario diffuso - Galtell“- Terry Brooks

Into the wild – GALTELLI’

Altri chilometri di Sardegna macinati, tra nuraghi, pecore, vacche, colline, vecchi fienili, e sullo sfondo il massiccio del Gennargentu. Io seguo l’auto di Pier Franco, libraio nuorese, più comoda della mia per i due settantenni. Chiara mi tiene compagnia. Chiara è la persona più profonda e più lucente che abbia mai conosciuto. Ha il potere, o meglio la magia di trasmettere questa lucentezza anche a chi le sta vicino. Se gli angeli esistono e sono tra noi, Chiara è sicuramente una di loro. I miss you, Chiara. All’ingresso di Galtellì, prima di passare sopra un ponticello, troviamo la strada ostruita da un gregge di pecore. Chiara lo fotografa col suo smartphone, i Brooks, nell’altra auto, increduli, fanno altrettanto. True Sardinia. Da quel momento Judine rifiuterà di mangiare carne di pecora o agnello. Arrivati al luogo della presentazione ci accolgono il sindaco, un artista del luogo e una manciata di persone. Poche, molto poche, Terry Brooks, quarantamilionidicopievendute ma soprattutto uomo gentile, affabile e paziente, si meriterebbe ben altro. Ma, in fondo, Èntula serve anche a capire cosa c’è da fare in Sardegna perchè queste situazioni non accadano più. Alla fine della presentazione, per me quasi un incubo a causa dell’illuminazione praticamente inesistente, i galtellinesi ci riscaldano con la loro ospitalità offrendoci un piccolo cumbido fatto di dolci, vino e cortesia. Giornata devastante dal punto di vista della fatica, i due americani sono molto provati. Si torna verso Nuoro, dove ci aspetta la cena, al Portico, ristorante del centro di fronte alla Cattedrale. Arriviamo, stanchi e trafelati, dagli sguardi dei Brooks capisco che loro vorrebbero solo tornare in albergo a dormire. Fortunatamente si compie un’altra magia. La cucina sarda del bravo chef del Portico riesce a ridare energia a tutto il gruppo, si chiacchiera, si ride, si scherza.

Entula - Festival letterario diffuso - Galtell“- Terry Brooks

Sword of Barbagia – NUORO

L’Atene sarda ci regala una mattinata deliziosa. Io che alloggio in un b&b in periferia mi sveglio presto, sistemo le foto della sera prima e le pubblico sulla pagina di Èntula. Poi mi sposto in centro e vado a trovare Pier Franco in libreria. Mi offro di andare a prendere i Brooks che alloggiano all’hotel Sandalia, li riporto in zona centro approfittando del fatto che nel centralissimo Corso Garibaldi si tiene un piccolo mercatino dell’antiquariato. I Brooks gradiscono, Terry rimane colpito dalla vetrina di una coltelleria. Gli spiego quelle poche cose che so delle pattadesi e delle guspinesi, così entra nel negozio. Vuole vedere, toccare con mano. E’ interessato soprattutto ai coltelli d’autore, con la lama incisa o il manico lavorato. Terry Brooks colleziona coltelli. Mi chiede se io sia interessato ad acquistarne uno. No, thanks, ho la pattadese che fu di mio padre e di mio nonno. Osso verde acqua chiaro, base del manico leggermente scheggiata, giusto un decoro minimal nel cappuccio in metallo della giuntura con la lama. Mentre i due letteralmente fanno smontare le vetrine alla commessa io noto in cima a una colonnina una maschera di mamuthone. Legno di pero selvatico, lacci in cuoio, nera come l’ade. Favolosa. La mia mente criminale intravede una grandiosa photo opportunity. Terry Brooks in Sardegna con la maschera di mamuthone. E’ presto fatto. Propongo la foto a Terry che accetta senza batter ciglio. Se prima ero soddisfatto della foto nella cantina, ora sto letteralmente viaggiando nel paradiso dei fotografi. Grazie Terry, Deu ti’ddu paghiri. Terry compra due pattadesi da collezione. Al momento del pagamento la commessa sbianca, perché il POS non ha linea per leggere la carta di credito. Risolverà il problema Elisa, che effettuerà un prelievo con la sua carta al bancomat del Banco di Sardegna. Terry potrà aggiungere due pattadesi d’artista alla sua collezione di coltelli. Prima del pranzo, un altro grandioso pranzo al Portico, stavolta a base di ottimo pesce, ci fermiamo al Tettamanzi, storico caffè letterario di fine ottocento, delizioso esempio di stile liberty, ottime mini pizze che mi hanno spesso sfamato in queste giornate entulesi a Nùgoro. Che sarà pure l’Atene sarda, ma il tempo non conosce altre forme di governo oltre la tirannia. Dopo pranzo bisogna scappare ad Oristano, prendere possesso della camera d’albergo, posare i bagagli e ripartire per la tappa della sera, a Mara, nel Meilogu.

Entula - Festival letterario diffuso - Nuoro - Terry Brooks

Lost in Meilogu – MARA

È il trasferimento più faticoso, arriva al termine di una giornata intensa, e per questo sembra non finire mai. Arriviamo al paese, ma il santuario di Bonu Ighinu, dove si terrà la presentazione, è ancora lontano. Fortunatamente ci viene incontro Sarah Poddighe, dello staff di Lìberos, organizzatrice preziosa e affabile. Ci fa strada attraverso una serie di saliscendi e curve strette, il paesaggio si veste di una calda luce dorata e mitiga non poco il mio umore, provato dal troppo guidare. Al santuario c’è la festa paesana, la presentazione si terrà in una struttura del Comune recentemente ristrutturata. Al termine di questa scendiamo nel sagrato, dove ci stanno preparando il tavolo nella veranda all’aperto di una delle casette del novenario. I Brooks sono stanchissimi, ormai è buio e di fronte al locale dove si svolge la cena è stato allestito il palco per lo spettacolo della festa. Le casse acustiche del service ci sparano addosso le note del soundcheck, non proprio la situazione ideale per una cena di rappresentanza. I Brooks chiedono di stare dentro. Sono affranto per loro, ma ho fiducia nella mia terra, che saprà capovolgere la situazione di imbarazzo in una serata amabile e generosa. Arrivano Michela e Manuel e la situazione torna a volgere per il meglio. Michela Murgia, scrittrice co-fondatrice di Lìberos donna di Sardegna socialmente e politicamente impegnata, e Manuel Persico, web master dei siti ufficiali di Lìberos e Èntula. Si parla di tutto, dai massimi sistemi alla cucina sarda, ma soprattutto si mangia l’ottimo porceddu cucinato da Tore Oppes, gran maestro di schirone. Ce ne andiamo abbastanza presto, ci aspetta la strada del rientro sino ad Oristano. Saluto Chiara, lei non sarà la relatrice dell’ultimo incontro di Bauladu e domani dovrà partire presto. Ciao Chiara, ci rivedremo presto, magari a Roma, ora ancor di più città dell’Angelo.

Entula - Festival letterario diffuso - Mara - Terry Brooks

Through the Kingdom of Eleonora – ORISTANO E IL SINIS

Alloggiamo al Duomo, centralissimo albergo della capitale arborense. Dopo aver pubblicato le foto delle serate precedenti esco in perlustrazione. Alle undici scendono i Brooks e Elisa, li accompagno verso la torre pisana, li porto a fare colazione nello stesso bar che ho sperimentato qualche ora prima. La passeggiata per le vie del centro storico è molto gradevole, ho anche l’occasione di raccontare loro della Sartiglia. Con Terry affronto il problema della attuale situazione politica locale e nazionale; gli racconto della vicenda dei tentativi di trivellazione in Arborea, della strenua difesa dei comitati dei paesi coinvolti, e la finiamo a parlare degli indiani d’America, nelle cui riserve tax-free sono sorti dei Casinò e con essi tutti i problemi di alcolismo, droga e degrado. Propongo di andare al Sinis a vedere il mare. Nonostante la giornata uggiosa rimangono colpiti dallo scenario. Judine rimane affascinata dai bianchissimi gigli selvatici, scatta foto a ripetizione sia ai fiori che a noi, ‘a frori’ dalla stanchezza. Gli unici due ristoranti che conosco della zona non rispondono alle nostre chiamate e, nella ricerca di un posto dove pranzare, Giove pluvio decide per noi. Comincia a piovere e ci infiliamo in uno dei bar-tavola calda sulle dune di San Giovanni. Per dirla all’americana, il posto è molto cheap, io li metto in guardia ma i Brooks sono stanchi e affamati. Il pranzo è soddisfacente, Judine e Terry hanno ordinato pizza, melone e prosciutto e hanno concluso con una coppetta di gelato, di cui Terry va ghiotto. Sono due persone squisite, Terry non perde la calma neanche quando si accorge di aver perso gli occhiali da sole. Torniamo tutti in albergo per un breve riposino. Fortunatamente Bauladu è a un tiro di schioppo da Oristano. La mia auto ringrazia, e io con lei. Mi rimane un unico rimpianto. Non esser riuscito a portarli dentro un nuraghe. Tempo tiranno, stavolta hai vinto tu.

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Terry Brooks Army – BAULADU

Una scena indimenticabile. Non appena Terry Brooks entra nell’arena comunale di Bauladu, scatta un applauso che neanche i gladiatori… Michela Murgia non è ancora arrivata, così per ottimizzare i tempi Terry comincia a firmare i libri dei lettori. Molti sono arrivati dal sud della Sardegna, essendo questa la tappa più comoda. C’è un’intera, nutritissima ambasciata del Bluedivide, la community dei fan di Terry. Per loro si tratta di un evento da ricordare per la vita. Terry questo lo sa bene, e dedica a ogni singolo lettore tutte le attenzioni possibili, anche quando davanti al banchetto si presenta un ragazzo con una trentina di libri da firmare. Non saranno tutte dediche, ma Terry le firma tutte. L’arena è un posto fantastico, ma dal punto di vista fotografico la luce è quasi ingestibile. Quando il dibattito inizia il sole è già tramontato; per fortuna ho già gli scatti che mi servono per raccontare l’atmosfera che si respira. I ragazzi del Bluedivide sono fantastici. Mentre Terry, anche dopo la conclusione della presentazione, riprende a firmare copie dei suoi libri, loro raggiungono Judine, fanno capannello attorno a lei, che apprezza tantissimo e si lascia coinvolgere in una serie di foto che culminerà con il classico scatto di gruppo. Brooks e i suoi fan. Lovely. La cena è in un agriturismo poco distante. Prodotti genuini, freschissimi, cucinati ottimamente. Soprattutto l’agnello, che purtroppo Judine, memore di quel gregge incontrato a Galtellì, eviterà di mangiare. Un’altra serata indimenticabile. Domani si torna a Cagliari.

Entula - Festival letterario diffuso - Bauladu - Terry Brooks

I miss you so much, guys – ELMAS

Si parte alle otto e mezza. Consumiamo una sontuosa colazione in albergo. I Brooks hanno dei bagagli voluminosi, li carico nella mia macchia e loro salgono con Michela, che d’ora in poi chiamerò Nonna Teresa, per motivi che non starò certo a raccontare a voi. Ci salutiamo con un abbraccio e la promessa che accetterò il loro invito a Seattle. A ripensarci ora mi vengono nuovamente i brividi. Ora devo tornare subito con i piedi per terra, mi aspetta un lungo festival da documentare, e le mie foto dovranno essere all’altezza. Stay tuned.

Entula - Festival letterario diffuso - Galtell“- Terry Brooks

©alecani 2013

Written by alecani

2013/09/18 at 00:33

Èntula. Si parte.

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Entula - Festival letterario diffuso - Conferenza Stampa di presentazione

Èntula è un imperativo. Significa ‘ventila’ e si riferisce all’azione del lanciare in aria il grano per separarlo dalla pula, in un’epoca pre-industriale neanche troppo lontana. L’operazione andava fatta nei giorni ventosi, così quando soffiava il maestrale bisognava darsi da fare, èntulare. Oggi spira il vento di Lìberos, la rete di libri, librai, editori, scrittori e lettori tutta sarda che ha ormai varcato i confini dell’isola. E allora bisogna darsi da fare, èntulare, portare i libri, gli autori, la letteratura e la cultura tra la gente, affinchè si rinnovi un certo tipo di socialità che le grandi distribuzioni e i ritmi da fast-book hanno perso di vista. Le piazze, le campagne, le librerie e i teatri ospiteranno, tra settembre e novembre, una cinquantina di incontri con un manipolo di autori, che presenteranno le loro opere, le loro storie, e riceveranno quella socialità, quell’accoglienza calorosa e ricca di umanità che arricchirà il loro bagaglio di esperienze, in uno scambio alla pari. Èntula sarà un festival diffuso, disteso, errabondo ma puntuale. E sarà ricco di atmosfere ed emozioni, quasi che la presentazione del libro fosse un semplice pretesto. in realtà tra i vari eventi ci saranno delle vere e proprie première, con autori di fama internazionale, che non starò a citarvi perché più che il nome conterà la magia dell’incontro. Da una parte le persone, i paesi, il territorio, la Sardegna. Dall’altra una bella ventata di cultura. Èntula!

Io ci sarò. Documenterò il maggior numero possibile di incontri e cercherò, ancora una volta, di raccontare atmosfere, emozioni, sensazioni attraverso le mie immagini.

Il flickrset della conferenza stampa di presentazione:

Il sito ufficiale, in via di pubblicazione:

Il sito di Lìberos

 

Written by alecani

2013/08/30 at 17:34

Arnau Bach è il vincitore del Boulat Award 2013

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Immagine

Foto: ©Arnau Bach 2012

Il giovane fotografo freelance barcellonese Arnau Bach ha vinto la prestigiosa borsa di studio Boulat per un futuro progetto su Marsiglia. Il premio è arrivato grazie al suo splendido lavoro sulla pesante situazione sociale nei sobborghi di Parigi. Suburbia (questo il titolo del suo lavoro) copre un periodo che va dal 2006 al 2012 e documenta gli scontri tra polizia e le varie bande nelle periferie nord di Parigi.

Bach ha presentato il nuovo progetto che ha come obiettivo la documentazione dei cambiamenti che stanno subendo i quartieri della zona portuale di Marsiglia, stretta nella morsa di grossi interessi finanziari, attraverso una vera e propria indagine sociale sulla popolazione che viene costretta a trasferirsi altrove, con la conseguente sparizione di una intera cultura caratteristica della metropoli mediterranea e l’inevitabile creazione di nuovi ghetti periferici, fortemente degradati.

Le foto di Arnau ricordano vividamente le scene del film cult La Haine (del 1995, regista Mathieu Kassovitz), vero e proprio documento sull’esplosiva scena delle Banlieu parigine. La post-produzione è caratterizzata da un bianco e nero oscuro, dai neri profondi e dalle atmosfere prevalentemente notturne.

La pagina di Suburbia nel sito ufficiale di Arnau Bach.

Written by alecani

2013/07/13 at 23:18

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